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Il Mio Programma

Il Mio Programma

TESTO DELLA RELAZIONE TENUTA DA MARIO OCCHIUTO A LAMEZIA IL 13 APRILE IN OCCASIONE DEL LANCIO DELLA PROPRIA CANDIDATURA A GOVERNATORE DELLA REGIONE CALABRIA

La mutazione della Calabria

“Buongiorno amiche buongiorno amici e grazie per aver raccolto il mio invito.

La vostra presenza, il vostro entusiasmo, la vostra energia mi confermano che la strada è quella giusta.

Che è arrivata l’ora della mutazione.

Che una svolta è possibile.

La Calabria deve ripartire da un progetto nuovo.

Il nostro progetto di Calabria, la nostra idea di Calabria.

Un progetto di Regione ispirato alla sostenibilità ambientale, all’economia green, all’economia della conoscenza e al recupero del protagonismo delle identità territoriali, con Città e Comuni chiamati finalmente a svolgere il ruolo di attori dello sviluppo locale.

Un progetto che assegni alla bellezza il valore di asset strategico della nuova Regione puntando su una nuova riconoscibilità internazionale della Calabria.

Non dobbiamo vergognarci di parlare di bellezza. La bellezza come fattore di produzione di ricchezza.

Ho una proposta nuova da sottoporre all’attenzione dei calabresi, a coloro che si riconoscono nei partiti della coalizione di centro destra, a cominciare da Forza Italia, ma anche a tutti coloro che, pur non riconoscendosi nei partiti, vogliono diventare protagonisti della costruzione di una nuova Calabria.”

La svolta progettuale

Una proposta nuova soprattutto nel metodo. La svolta nel metodo che intendo assumere è precisa.

La politica regionale sinora è stata costruita non sui territori ma sui bisogni, spesso addirittura primari, delle persone, degli individui che vivono quei territori.

Ma non si trattava di un’attenzione alla persona, cosa che sarebbe stata in sé apprezzabile.

Era poggiata su una strumentalizzazione politica del bisogno, dal posto di lavoro, alla pensione, addirittura alla prenotazione di visite mediche, fino al finanziamento dell’impresa di famiglia.

Questa concezione proprietaria dell’elettorato è alla base del disastro economico e soprattutto culturale della Calabria.

L’idea che mi sento di proporvi riguarda una svolta nel metodo d’approccio alla questione Calabria: ripartire dai territori e dai progetti sui territori.

Il punto di partenza è rappresentato dalle identità e dai territori.

Io intendo aprire la Regione al protagonismo dei territori e dei suoi Comuni.

Lavorando sul territorio con progetti specifici noi miglioriamo non solo la fisicità dei territori ma le condizioni di vita delle persone sui territori.

A partire della consapevolezza dei propri diritti di cittadinanza.

Puntando su grandi progetti di investimento e su grandi opere capaci di trasformare la Calabria nella Regione disseminata di progetti opere d’arte.

Sono stanco di vedere la mia regione sempre in fondo alle classifiche.

– Siamo la Regione con il tasso di disoccupazione giovanile più alto d’Europa

– nel decennio 2006/2016, secondo uno studio Bankitalia, oltre 26MILA laureati calabresi (pari ad un sesto del totale) hanno abbandonato la regione in cerca di lavoro

– abbiamo nella media la peggiore sanità italiana

– Siamo all’ultimo posto della graduatoria nazionale in materia di spesa socio-assistenziale

– Siamo la regione con la partecipazione culturale più bassa d’Italia

– Nel 2016 il 73% della popolazione calabrese non ha letto nemmeno un solo libro

Non e’ possibile continuare cosi”

E’ davvero l’ora della SVOLTA BUONA

“Quando penso ai patrimoni dell’umanità che vanta la nostra regione penso a Bova, Palmi, Gerace, Riace, Stilo, Morano Calabro, Serra San Bruno, Scilla, Pentadattilo, Altomonte, Santa Severina, Sibari e potrei pro­cedere senza soluzione di continuità

Quando penso agli 800 km di coste, ai tre parchi nazionali, alle risorse culturali e al parco archeologico, all’aria pura, al sole, al clima, ai nostri prodotti di eccellenza mi assale un senso di rabbia

Come cittadino calabrese, come sindaco e come architetto.

Non e’ possibile, con questi tesori dell’umanita’ di cui disponiamo che l’immaginario della Calabria sia legato solo alla ndrangheta e alla marginalita’.

Dopo otto anni di governo della mia città ho capito una cosa: non esistono città sempre belle o sempre brutte, sempre ricche o sempre povere.. ma esistono città che migliorano e città che peggiorano. Noi siamo riusciti a far risalire cosenza dal 95 posto al 5 posto nella graduatoria nazionale delle città più vivibili, prima del centro sud Italia. Con grande orgoglio ritrovato dei cittadini.

Allo stesso modo non possono esistere regioni che sono sempre ultime in ogni graduatoria.

La Calabria non deve restare sempre la più povera. È una regione ricchissima di risorse e può diventare il Perno del mediterraneo. Il giardino d’Europa. Noi possiamo farcela.

Alla vigilia della diffusione della tecnologia del 5G e delle giustissime e impetuose richieste, ormai planetarie, della cosiddetta Greta Generation la strada che abbiamo di fronte è obbligata.”

Abbiamo bisogno di una svolta ecologica

“Mi piace chiamarla un’azione di sistema, una grande stagione culturale e progettuale per una ricostruzione dell’immaginario sulla Calabria.

Tutte le risorse strutturali devono essere impiegate declinandole su questo tema in linea con l’Agenda Onu 2030.

La Calabria deve vincere nei prossimi anni la sua battaglia più importante: salvaguardare e risanare il suo ambiente, il suo capitale naturale, offrendo alle nuove generazioni modelli di sviluppo eco sostenibili su cui avviare percorsi di occupazione reale legati alla capacità produttiva della Regione.

Su questo modello di sviluppo occorre fare della Calabria la Regione più green d’Europa poggiata su prodotti naturali, bioedilizia ed efficentamento energetico, unitamente alla valorizzazione delle enormi ricchezze ambientali e paesaggistiche.

Una Regione giardino d’Europa che produca energie rinnovabili facendo economia circolare attraverso l’industria del riciclo. Capace di attrarre flussi di attenzione e considerazione.

Investire sulla capacità di modificare la reputation di sempre attraverso scelte comprensibili e riconoscibili.

La Calabria deve dire basta alla rincorsa, inefficace e inutile, del proprio ritardo di sviluppo sulle produzioni industriali tradizionali puntando, viceversa, su innovazione e sostenibilità.

Una Calabria capace finalmente di scegliere la sua politica industriale e settoriale focalizzandosi sui suoi veri settori di sviluppo: cultura, ambiente, turismo, digitale, istruzione, enoga­stronomia, artigianato artistico, no profit, economia circo­lare, solidarietà, beni culturali, archeologia, bio-agricoltura, termalismo, cura della persona, manifatturiero sostenibile.”

Le energie alternative

“In Calabria abbiamo, oltre al sole, altre due forme di energia rinnovabile che sono l’energia idroelettrica e l’energia da biomasse legnose.

L’energia idroelettrica è la più importante, dopo quella da combustibili fossili, è pulita (non ha emissioni), è completamente rinnovabile (l’acqua non viene sottratta all’ambiente naturale), e presenta un’efficienza che è 3-5 volte maggiore rispetto agli impianti eolici e solari. In Calabria abbiamo invasi già costruiti ma in parte sottoutilizzati e in alcuni casi abbandonati.

L’energia da biomasse, se gestita razionalmente in base ad una seria pianificazione regionale, rappresenta un’importante risorsa per la Calabria.

Utilizzando biomasse da boschi, da residui agricoli, da potature, da coltivazioni dedicate si possono recuperare risorse attualmente disperse e mettere in produzione terreni attualmente inutilizzati o poco utilizzati. E questo creando posti di lavoro e utilizzando materie prime locali.

Per darvi qualche numero pensate che la Calabria ha esportato circa 800 milioni di euro (quasi un miliardo) di energia. Purtroppo di questo fatturato alla Calabria non resta nulla perché gli impianti sono di proprietà di società extraregionali. Emblematico il caso di A2A controllata dai Comuni di Milano, Brescia e Como e che detiene le concessioni su quasi la totalità del parco idroelettrico calabrese .

Vogliamo porci il problema di inizare a pensare ad una società di produzione calabrese magari diversificando anche sul geotermico?”

Mare e ciclo delle acque

“Dobbiamo cominciare dal rispetto delle nostre risorse naturali.

Come il Mare, la principale risorsa turistica della Calabria.

Una risorsa che però viene gestita male, non riuscendo ad evitare un inquinamento che ogni anno si ripresenta puntualmente.

La principale fonte di inquinamento dei mari è costituita dai corsi d’acqua, che vi convogliano di tutto: acque fognarie non depurate, o mal depurate, e rifiuti di ogni genere. Inoltre c’è il problema degli scarichi fognari fuori legge, lungo le coste.

Il problema si risolve agendo su due fronti:

– l’efficientamento ed il potenziamento degli impianti di depurazione;

– un’attività di monitoraggio sistematica dello scarico dei depuratori, dello sbocco in mare dei corsi d’acqua, degli scarichi fognari di edifici situati lungo le coste, delle spiagge;

Per queste attività la Regione, coadiuvata dall’Arpacal e dal gestore del Sistema idrico integrato, deve supportare i Comuni nelle funzioni di loro competenza, e deve essere la prima a vigilare e a mettere in campo contromisure adeguate con sufficiente anticipo sull’inizio della stagione turistica.

Analogo ragionamento si deve fare sul ciclo delle acque

Alla Regione spetta la pianificazione e la gestione dell’intero ciclo integrato delle acque, dall’attingimento alle sorgenti fino alla depurazione dei reflui e al controllo dei corpi idrici. Una gestione razionale e sostenibile della risorsa idrica è il presupposto indispensabile per garantire al nostro territorio una buona qualità della vita. Ma ciò richiede il superamento dell’attuale frammentazione di competenze e il raggiungimento della sostenibilità economica della gestione.”

E poi il dissesto idrogeologico

“Una notevole parte del territorio calabrese è soggetto a rischi di tipo idrogeologico.

Il motore di ogni fenomeno franoso o alluvionale è sempre la pioggia, e più precisamente il suo deflusso disordinato e malamente gestito. A cominciare dai fossi e dai canali di scolo, che in larga parte sono stati eliminati o non vengono sottoposti a manutenzione periodica.

E’ necessario istituire e tenere aggiornato un Catasto dei fossi di scolo, sulla base dei dati catastali esistenti identificando proprietà e responsabilità.

A valle della prima rete di raccolta ci sono i corsi d’acqua, la cui manutenzione è troppo spesso trascurata, anche a causa di rimpalli di competenze tra enti.

La Regione deve dare l’esempio sui corsi d’acqua di propria competenza e vigilare, con le proprie strutture dedicate, affinché i Comuni facciano la loro parte, come previsto dalla legge.”

Il patrimonio forestale

“Il patrimonio forestale della Calabria, tra i più importanti d’Europa per ampiezza e varietà di specie, costituisce un’immensa ricchezza per l’ambiente, per l’economia e per l’equilibrio del territorio.

Tuttavia ogni anno assistiamo all’incendio di migliaia di ettari di bosco, molto spesso dovuto a cause dolose, o all’incuria e alla disattenzione dell’uomo. Le conseguenze per l’equilibrio naturale sono gravissime e i tempi per il riassetto dell’ecosistema molto lunghi.

Nella lotta contro il fuoco, riveste grande importanza l’attività di previsione e prevenzione della Regione che deve, fra l’altro, portare avanti una politica della forestazione mirata alla valorizzazione delle attività agro-silvo-pastorali e turistiche delle aree interne collinari e montane, fino alla realizzazione di iniziative industriali inerenti il settore della filiera del legno e dell’utilizzazione delle biomasse.”

La risorsa centri storici

“I centri storici calabresi, spesso in condizioni di spopolamento e di degrado, rappresentano un patrimonio di inestimabile valore. Occorre perciò varare norme che favoriscano, magari incentivandolo, l’intervento privato di manutenzione e di restauro e, laddove necessario, dell’intervento pubblico sostitutivo.

Connessa ai Centri Storici è il varo di una nuova normativa urbanistica regionale, leggera nella forma, ma pesante nella sostanza, che assegni al Comune le competenze di pianificazione urbanistica e di soggetto primario titolare delle funzioni di governo del territorio.”

Il ciclo dei rifiuti

“Un vero ed efficace sistema integrato di gestione dei rifiuti solidi urbani nella Regione Calabria può trasformare il problema in opportunità, realizzando un ambiente più sano e pulito, con minori costi per i cittadini ed i Comuni ed anche con la possibilità di realizzare imprese nel settore. Nessun piano regionale è stato mai approvato e realizzato. Siamo in una situazione di estrema precarietà per la quasi totale assenza di impianti di trattamento e valorizzazione dei rifiuti differenziati.”

Città e rigenerazione urbana

“Le città della nuova Calabria devono diventare laboratori di rigenerazione urbana.

Attraverso la condivisione di buone pratiche, come attrattori di vivibilità e qualità della vita.

E’ una sensibilità, questa che vi offro, che trova origine nell’esperienza dell’azione di governo come sindaco di Cosenza dove, pur lavorando fra mille difficoltà, abbiamo dimostrato che i Comuni svolgono un ruolo essenziale per promuovere il cambiamento.

Non esistono Comuni brutti o belli, città brutte o belle. Esistono territori che possono migliorare con progetti.”

Basta governare il territorio

“Strade e piazze si trasformano in luoghi d’incontro e di relazioni fra tutte le generazioni, si realizzano centri pedonali e parchi urbani, sistemi di mobilità sostenibile, musei con opere d’arte diffuse e godibili da tutti, e la città diventa una realtà urbana non più semplicemente attraversata ma vissuta, a cominciare dai bambini e dalle persone più anziane.

Nelle città sempre più disgregate a causa dell’incontrollata crescita degli ultimi decenni, la riqualificazione e la rigenerazione delle aree urbane, a cominciare dalle periferie, deve essere un obiettivo fondamentale per dare una svolta ad una situazione di degrado edilizio ed ambientale per l’assenza di spazi pubblici di qualità, il consumo del suolo arrivato al livello di guardia, il costo energetico non più in grado di sopportare gli attuali enormi consumi e sprechi.

Occorre sostenere e diffondere le buone pratiche presenti in tante amministrazioni locali e valorizzare tutto ciò che di positivo si riesce a costruire nei comuni, perché la loro attività ed i risultati che si riescono a raggiungere sono decisivi per cambiare il volto dell’intera Calabria,

Su queste idee voglio realizzare un vasto confronto con i partiti ed i territori che rappresentano, con le loro specificità, la ricchezza della Calabria. Vedo una serie di distretti regionali:

l’area dei due mari con l’asse Catanzaro – Lamezia, il Vibonese, le Serre Calabresi, la Locride, l’Aspromonte, l’area portuale di Gioia Tauro, la città metropolitana di Reggio Calabria e l’area dello Stretto, il Pollino e la città di Castrovillari, la Sibaritide ed il Comune Unico Corigliano-Rossano, la Riviera dei Cedri ed il Tirreno Cosentino, la Sila, la Valle del Crati e l’area urbana Cosenza-Rende, l’area del Savuto, il Crotonese.

E’ mia intenzione aprire una fase di dialogo, discussione e confronto con i partiti della coalizione e con chi deciderà di far parte del nostro progetto, i territori, le categorie sociali, singoli cittadini che intendono dare vita a liste civiche, con l’obiettivo di costruire un programma condiviso ed arricchito da tanti contributi concreti e realizzabili.

Per ognuno di questi distretti va immaginata un’opera importante, un progetto bandiera capace di lasciare una traccia, una svolta.”

Agenda ONU 2030 ed economia della conoscenza

“Esistono due dinamiche internazionali dalle quali non possiamo prescindere

– gli obiettivi stabiliti dall’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile

– la crescita di investimenti e di occupazione nel settore del digitale e dell’economia della conoscenza

L’Agenda ONU 2030 pone, come noto, 17 obiettivi specifici che oltre ad influenzare le agenda politiche globali, devono diventare la bussola cognitiva e metodologica della Calabria della svolta.

Si tratta di obiettivi specifici non ulteriormente differibili a livello di governo regionale.”

Cosa stabilisce l’AGENDA ONU per il 2030?

Mi piace qui citare solo alcuni obiettivi::

▪ Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili

▪ Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

▪ promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile

▪ Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni

▪ Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico

▪ Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età

Sapete cosa significa tutto cio’?

Significa che dobbiamo cambiare il paradigma dello sviluppo.

Che dobbiamo acquisire una sensibilita’ diversa.

Significa che dobbiamo ripensare tutto, trasporti, citta’, rifiuti, infrastrutture, modelli di crescita industriale, consumi, lotta al mutamento climatico, turismo; agricoltura, solidarieta’.

Tutto va ripensato in ottica di sostenibilita’ ambientale.

-Il manifatturiero deve immediatamente aprirsi alle opzioni green.

-Le costruzioni devono sfociare da subito verso la bio edilizia.

-Così per i nuovi materiali nascenti dal ciclo dei rifiuti.

-Spazio alla bio agricoltura e ai sistemi di certificazione e tracciamento dell’intera filiera della trasformazione magari puntando sulla blockchain che non significa solo cripto valute

( Pensate che noi a Cosenza utilizziamo questa tecnologia insieme ad un colosso giapponese come NTT DATA e all’UNICAL per stoccare gli invenduti della grande distribuzione e assegnarli alle famiglie più bisognose attraverso il Banco Alimentare) .

Ricordavo prima che siamo alla vigilia dell’introduzione della tecnologia del 5G su cui la competizione tra USA, CINA ed Europa diventa sempre più serrata.

E’ una cosa che ci riguarda molto da vicino.

La sfida di una Calabria ispirata al digitale e all’economia della conoscenza deve infatti partire dai punti di forza che il sistema universitario regionale, nella sua interezza, offre ormai da tempo al territorio.”

E’ questa la vera svolta culturale

“Appare evidente che una sfida di tale portata deve poggiare su un partenariato strategico tra la Regione e il sistema universitario regionale.

Esistono aree di eccellenza nel sistema universitario regionale, dall’Unical alla Magna Grecia di Catanzaro e alla Mediterranea di Reggio Calabria che possono fare la differenza.

Aree di ricerca importanti che pongono il sistema Calabria ai vertici delle classifiche nazionali e internazionali fra cui intelligenza artificiale e robotica, stampa 3d e manifatture digitali, Big Data, nutrizionistica, bio medica, farmaceutica, agroalimentare, biotecnologie, nuovi materiali, linguistica applicata alle ICT, nuove tecnologie applicate alla ricerca archeologica e tanti altri.

Siamo dinanzi ad un vero e proprio distretto tecnologico e della ricerca da potenziare e da orientare verso le start-up, verso una nuova impresa ispirata dal paradigma della sostenibilità e dell’economia della conoscenza.

Vogliamo chiamarla GREEN VALLEY per parafrasare la più nota Silicon Valley?

Occorre pensare alla Calabria come una Regione scrigno verde dove il suo straordinario capitale umano, che la politica ha trasformato inb ricchezza per la altre regioni e per gli altri paesi, diventi la nostra risorsa. Il nostro patrimonio.

Ma dove ci spinge questa nuova frontiera tecnologica?

Paradossalmente, ma non troppo in verità, ci spinge proprio dove la Calabria dispone di reali vantaggi competitivi strutturali: esattamente cioè verso settori produttivi non colpiti, significativa­mente, dall’automazione.

Parliamo quindi di cultura, archeologia, ambiente, turismo, digitale, istruzione, enoga­stronomia, agricoltura biologica, economia circo­lare e del riciclo, termalismo, etc.

Basti pensare all’artigianato digitale piuttosto che alle creatività artistica supportata dal digitale, alle tecnologie di monitoraggio dei disastri ambientali, all’agricoltura di precisione supportata da web, droni e robotica, alla riqualificazione del patrimonio artistico, ai parchi eolici e fotovoltaici off-shore, alla riqualificazione edilizia legata a tecnologie antisismiche, di efficienza energetica, di bioedilizia.

Insomma un quadro di straordinario fascino operativo assolutamente percorribile se strutturato e inquadrato con realismo sui territori e nelle città.”

Le risorse finanziarie

“Attuazione del POR Calabria 2014/2020

Fra un anno si chiude il ciclo di programmazione comunitaria 2014/2020 e bisogna procedere ad una immediata verifica sull’attuazione del POR Calabria, non solo per accelerare la spesa ed evitare la perdita di cospicui finanziamenti, ma anche, ovunque ancora possibile, per indirizzarla nei settori che possono avere una ricaduta positiva per la valorizzazione del territorio e delle sue molteplici risorse materiali ed umane.

Nel contempo, occorre predisporre tutti gli strumenti e le strategie più adeguate per affrontare e superare, con l’ulteriore assegnazione dei fondi strutturali dopo il 2020, le criticità che oggi impediscono l’utilizzo di tali fondi, nei modi ed alle condizioni imposte dalle regole comunitarie.

In particolare, per il prossimo POR Calabria, si dovrà investire anche:

– sui servizi pubblici di tipo ambientale ed a rilevanza industriale (acqua e depurazione, rifiuti, trasporti, energia ecc.);

– sul recupero e la valorizzazione dei beni culturali esistenti (archeologia, architettura, paesaggio ed identità);

– sui programmi di rigenerazione urbana;

– sulle realtà produttive più sensibili rispetto all’aumento del PIL regionale.”

I turismi

“Sui turismi possibili in questa Regione vorrei fare un discorso a parte.

La Calabria ha un primato unico nel settore del Turismo, in Italia e in Europa.

E’ l’unica Regione che, da 10 anni ormai, non ha un Assessore al Turismo e che è priva di un Piano Strategico Pluriennale coerente con i Piani Nazionali e le linee programmatiche dell’Unione Europea.

Strumenti necessari per definire le politiche di offerta e di captazione della domanda.

Quali attività sono possibili da subito per riallineare il turismo al nuovo paradigma della sostenibilità?

Vorrei partire con degli esempi concreti per sottolineare da subito la sterminata prateria delle cose possibili.”

Il turismo e la ricerca archeologica

“E’ mai possibile che distretti storico-archeologici, territo­rialmente contigui, come Sibari, Crotone, Capo Colonna, Isola Capo Rizzuto, Scolacium e Locri Epizefiri, tutte sul versante jonico, che il mondo intero ci invidia, non riescano a diventare un’eccel­lenza turistica?

Non riescano a definire una comune politica dell’accoglienza e, quindi, a fare la differenza sotto il profilo dell’offerta turistica?

Ma lo Jonio è solo un esempio. Abbiamo tanti siti archeologici praticamente inesplorati o da valorizzare: il Castello Normanno Svevo di San Teodoro a Lamezia, la Grotta del Romito di Papasidero, Casignana a Bovalino e Bianco, Castiglione a Paludi, Francavilla Marittima, Monasterace Marina, Punta Alice, Vibo Valentia. E poi i tanti musei annessi o dislocati altrove. Anche in questo caso la criticità è rappresentata dalla qualificazione dell’offerta, che non riguarda l’oggetto in sé ma le infrastrutture, le strutture ricettive e di assistenza al turismo, l’organizzazione della gestione.

La ricerca archeologica può diventare la nostra sorpresa occupazionale perché potrebbe generare enormi ricadute occupazionali dirette ma anche generare ricchezza sul turismo archeologico che si riuscirebbe a creare.

Il moltiplicatore di un investimento importante sulla ricerca archeologica è davvero straordinario considerato che abbiamo esplorato aree davvero modeste rispetto al potenziale presente.”

Il turismo religioso

“Il turismo religioso rappresenta un’altra grande opportunità di sviluppo della risorsa turistica per la nostra Regione. E’ un turismo qualificato, meno impattante del turismo di massa, e può contribuire a risolvere il problema dell’eccessiva stagionalizzazione dei flussi turistici. Non mancano i grandi attrattori, come i Santuari di San Francesco di Paola, di Santa Maria dell’Isola a Tropea, della Madonna di Polsi, la Certosa di Serra San Bruno, della Madonna della Quercia di Visora, della Madonna delle Armi di Cerchiara, della Madonna di Porto a Gimigliano, di Mamma Natuzza, di Fratel Cosimo, del Beato Angelo ecc. Ma anche tante chiese e tanti eventi sparsi capillarmente sul territorio, che offrono l’occasione di valorizzare borghi tra i più belli d’Italia (Aieta, Altomonte, Bova, Chianalea, Civita, Fiumefreddo Bruzio, Gerace, Oriolo, Santa Severina, Stilo, Rossano, ecc.). La recente Borsa italiana del turismo Aurea ha dimostrato la notevole potenzialità di questo settore.”

I centri storici e l’ospitalità diffusa

“Il turismo è cultura.

Molte Regioni a noi vicine, la Puglia per esempio, partendo dalle identità è riuscita a creare un modello di ospitalità vincente integrando bellezze naturalistiche e patrimoni culturali.

La Calabria può e deve fare altrettanto, definendo un proprio modello di ospitalità diffusa partendo dalla valorizzazione dei centri storici. Anche questo è turismo sostenibile.

Abbiamo centri storici con palazzi del ‘600 praticamente abbandonati al degrado che potrebbero, viceversa, diventare parte dell’offerta turistica regionale integrando i residence e i grandi alberghi già operanti sul territorio.

Un modello di ospitalità che si rivolge a tutta la cittadinanza. In particolare a chi cerca nuovi sbocchi imprenditoriali, anche a chi, avendo una seconda casa ubicata nei centri storici voglia trasformarla in fonte di reddito attraverso esperienze di micro imprenditorialità artigiana, turistica, formativa o eno-gastronomica. “

Un cenno va fatto infine ai Piani Comunali di Spiaggia

“Per una regione come la Calabria con circa 800 chilometri di costa, i Piani Comunali di Spiaggia, strumenti urbanistici attuativi, devono garantire servizi balneari, sicurezza, pulizia e decoro delle nostre splendide spiagge e, dove le condizioni lo consentono, favorire la destagionalizzazione dell’utilizzo del demanio marittimo per finalità turistico-ricreative.

Le imprese balneari, per tornare a investire, hanno bisogno di lavorare con tranquillità, senza avere più la spada di Damocle della direttiva Bolkestein. Entro il mese di aprile il governo si è impegnato a definire le nuove linee guida ed una nuova normativa e l’ANCI nazionale darà il suo apporto per assicurare una soluzione definitiva al problema delle concessioni demaniali.”

Arriviamo alla santità

“Per prima cosa dobbiamo realizzare immediatamente i nuovi ospedali di cui si parla da decenni e che come al solito in Calabria diventano solo un pretesto per annunci elettorali e politici.

Abbiamo l’obbligo di lanciare a noi stessi la sfida per recuperare il troppo tempo perduto.

Il Commissariamento non può né deve essere eterno, per questo abbiamo l’obbligo di collaborare senza riserve con il Commissario per il piano di rientro, nel rispetto dei ruoli, e indicando priorità tempi e modalità. Nessun atteggiamento di risentimento o di ribellismo infantile, privo di senso a fronte della situazione disastrosa riconoscibile da tutti i calabresi, malgrado la buona volontà e la dedizione di alcuni degli operatori costretti ad operare in condizioni proibitive.”

Prima priorità

“Rendere effettiva la erogazione dei LEA, per ottenere un sistema sanitario “normale”.

Molta parte della popolazione viene oggi curata male, in ritardo o fuori dalla Calabria; una notevole percentuale non viene curata affatto e lasciata al proprio destino, specialmente nei casi in cui l’intervento sanitario deve essere tempestivo e senza ritardi e integrato da interventi sociali.”

Seconda priorità

“Privilegiare le politiche sanitarie della Prevenzione. Finora gli interventi sono stati molto “distratti” e superficiali per inadeguate scelte gestionali.

In assenza di politiche per la Prevenzione, la ospedalizzazione rimarrebbe in generale l’unica risposta alla domanda di sanità.

Massima attenzione quindi, in via esemplificativa, alla prevenzione oncologica e alla diagnosi precoce delle malformazioni in età infantile, l’ampio spettro delle vaccinazioni, le tossicodipendenze, disturbi della alimentazione, prevenzione del diabete e delle patologie endocrinologiche.

E attenzione di ben altro spessore alle emergenze sociali e familiari dell’Alzaimer e dell’Autismo, per esempio.

Non dimentichiamo che la Calabria non è una Regione ad alto reddito e quindi vaste aree di popolazione vanno concretamente aiutate e sostenute in occasione di malattie che spesso comportano disperazione e indigenza al nucleo familiare. “

Terza Priorità

“Riconoscere maggiormente il ruolo e la funzione dei Medici di Medicina Generale e riscoprirne il valore.

Bisogna conseguire la copertura totale della domanda di sanità territoriale attraverso le Aggregazioni Funzionali Territoriale e le Unità Complesse di Cure Primarie, misure prevista dalla legge nazionale.

Peraltro da più di un anno programmate negli atti ufficiali dell’Ufficio del Commissario e quasi per nulla attuate per insipienza e distrazioni da parte delle gestioni recenti delle ASP.”

Quarta Priorità

“Eliminare le separatezza fra strutture territoriali e Strutture ospedaliere con procedure di consultazione e attenzione attiva prima durante e successivamente al ricovero e o alla cura in degenza ospedaliera o controllata, coinvolgendo i medici e tutte le figure operative sanitarie impegnate.

Privilegiare le Alte specialità per i Presidi HAB concentrando interventi mirati ed innovativi. Rimodulare la efficienza della risposta da parte degli ospedali Spoke, oggi praticamente abbandonati con conseguenze disastrose.

Le residue strutture ospedaliere esistenti dovranno essere destinate alle Case della salute, intese come presidio distrettuale la cui gestione va affidata all’Unità di Cure Primarie curando le interfacce con agli altri dipartimenti socio sanitarie specialistici e con le attività degli Specialisti.”

Quinta Priorità

“Implementare il valore gestionale dei presidi territoriali ed ospedalieri, unitamente ad una forte azione sul sociale, favorendo interventi puntuali, di programma con una costante attenzione da parte della Regione e per le sue competenze.

Implementare i centri epidemiologici e razionalizzare i sistemi informativi.

Affrontare il tema del personale e recuperare i ritardi accumulati in questi anni nella attuazione degli istituti contrattuali; sistemare il personale precario per dare serenità ad un vasto settore di personale ed evitare che continui ad essere bacino elettorale di chi ha alimentato la soggezione al potente di turno.”

Sesta Priorità

“Una nuova intesa più selettiva con le strutture private, di diagnosi, cura, laboratoristica e specialistica, in ragione delle nuove prospettive di gestione del servizio più adeguate ai tempi del nuovo lavoro che ci attende.

Il Welfare Regionale e la Politica dell’Invecchiamento attivo della popolazione

Il percorso di riforma del sistema Welfare in Calabria non è stato ancora compiuto.

Siamo praticamente all’anno zero dopo che Il Consiglio di Stato ha bocciato gli atti del disegno di riforma della legge 23 perché privo del raccordo con i Comuni.

La Regione non può limitarsi a trasferire le risorse ai Distretti socio-assistenziali ma dovrebbe svolgere un ruolo di programmazione e coordinamento proprio con gli enti locali.

Credo sia ormai irrinunciabile una revisione dell’offerta dei servizi, garantendo non solo i livelli essenziali di assistenza, ma puntando ad offrire, attraverso nuove determinazioni dei costi, una reale integrazione socio – sanitaria ed un sistema realmente inclusivo.

Manca infine una reale mappatura dei fabbisogni sociali e socio – assistenziali per programmare la spesa soprattutto verso fasce particolarmente deboli come i non autosufficienti.

Penso ad esempio ad una maggiore diffusione dei servizi erogati dai Dopo Di Noi, ed alla prevenzione in particolare sul tema dell’invecchiamento attivo degli anziani, promuovendo l’autonomia e contrastando il decadimento e le condizioni di non autosufficienza.

La salute dei cittadini e la wellness sono oggi un corollario mondiale della sostenibilità, che occorre perseguire con politiche d’invecchiamento attivo della popolazione mirate alla prevenzione e al loro benessere psico-fisico.

In questo quadro non è secondaria la programmazione del Por Calabria e nello specifico quella del Fondo Sociale Europeo. Queste risorse non vanno disperse in mille rivoli ma concentrate su un reale progetto di rilancio dell’intero sistema, partendo appunto dai fabbisogni. La mia idea è anche quella di rimodulare la spesa del FSE in tale direzione.

Sarà fondamentale in tale percorso il raccordo con il modo del volontariato, del terzo settore, dei Csv, in quanto solo con il supporto, l’indirizzo e la condivisione di idee e progetti potremo realmente recuperare un gap di oltre 15 anni dall’approvazione della legge 23.

La Calabria non può essere seconda ad altre Regioni del Mezzogiorno sul Welfare.”

Regionalismo differenziato e il Gabinetto dei Comuni e dei Sindaci

“Le prerogative costituzionali ed istituzionali dell’Istituto regionale, con il passare del tempo, sono state sempre più disattese e ciò ha generato sfiducia verso l Regione.

Purtroppo, durante l’intero arco di vita dell’Istituto regionale, sono state via via irrigidite le risorse finanziarie disponibili, creando un immobilismo nella “programmazione libera” degli investimenti, sia a livello annuale che a livello pluriennale.

Alla Calabria serve un regionalismo poggiato sulla solidarietà.

Sia chiaro: la critica, giusta e doverosa al regionalismo differenziato, alla cosiddetta secessione dei ricchi non deve però trasformarsi in un’assoluzione dell’attuale regionalismo.

Che ha i suoi limiti, le sue colpe e che, certamente, è fra le cause del crescente divario di produttività con le regioni del Nord.

Occorre però uno sforzo di lucidità e di onestà intellettuale.

Il passaggio dalla spesa storica ai costi standard deve diventare un’occasione di qualificazione della spesa anche per la Calabria.

Ma questo non significa abbandonare il principio costituzionale della solidarietà e della sussidiarietà.

Detto questo è’ inutile negarlo: la spesa improduttiva in Calabria esiste ed è enorme.

Si parla sempre di bilancio regionale ingessato perché assorbito dalla sanità all’80%.

Siamo sicuri che tutte le voci di spesa della sanità o di altra capitoli siano davvero incomprimibili?

Siamo proprio sicuri che si spenda secondo efficienza?

Il problema è sempre di credibilità: non si può arrivare sui tavoli nazionali con il triste primati di frodi sui finanziamenti UE o con tempi di esecuzione di lavori pubblici che superano il decennio.

La battaglia sulla legalità è la battaglia sulla nostra credibilità.

La Regione deve delegare: è l’unico modo per condividere, con coloro che sono muniti di legittimità democratica ai diversi livelli sub-regionali, il percorso più giusto e sano dello sviluppo globale

A questo proposito, pensavo ad un Tavolo permanente con gli Enti Locali, una sorta di Gabinetto dei Comuni e dei Sindaci per rendere immediate le decisioni e i confronti tra Regione e Comuni.

Per darvi contezza delle ragioni di questa idea vorrei citarvi solo alcuni dati sui tempi medi di realizzazione delle opere pubbliche: si parla di 10 anni per le opere di entità superiore ai 10 meuro e di oltre 1.500 giorni tra la data per la progettazione esterna e la data di aggiudicazione dei lavori.

Sono numeri che spiegano tutto. Davvero inconcepibili.”

Trasporti

“Se l’Italia è tra i Paesi europei che meno ha investito nel trasporto pubblico con risultati disastrosi nel rapporto tra l’uso dei mezzi privati e quelli pubblici, la Calabria, al solito, è il fanalino di coda.

La mappa delle rete ferroviaria nella nostra Regione sembra una carta disegnata mezzo secolo fa. Linee a gasolio, lente ed inquinanti, su cui si muovono a singhiozzo pochi treni sporchi e fatiscenti. Percorsi interrotti da tempo immemorabile per frane e altre debolezze strutturali che nessuno ha pensato di mettere a posto.

E così Catanzaro e Cosenza non sono collegate via treno!

Mentre gli aeroporti di Lamezia e Crotone sono raggiungibili solo con vecchie carrozze a gasolio… Una vergogna!

Le aziende di trasporto su gomma, poi, in questi anni sono state abbandonate al loro destino. Se mettiamo da parte Reggio Calabria, che come città metropolitana riceve fondi diciamo così speciali, per il resto è il deserto.

Sono stati tagliati i chilometri di servizi garanti ai cittadini, solo per risparmiare una manciata di euro, magari sacrificando le esigenze di chi abita in zone disagiate e non ha mezzi alternativi con cui muoversi.

Gli autobus sono vecchi, vecchissimi. Da mesi viene annunciato un fantastico piano autobus che stenta a decollare e alla fine si risolverà in una manciata di mezzi nuovi, una goccia nel mare.

E le aziende, che dovete saperlo sono comunali ma ricevono i fondi dalla Regione, vantano crediti vecchi di anni ed anni. Ma che fine hanno fatto questi soldi?

La Regione che abbiamo in mente noi ripartirà anche da qui, dal trasporto pubblico.

Dall’elettrificazione della linea jonica, perché quella non è una Calabria di serie B.

Da un vero collegamento ferroviario tra Catanzaro, Cosenza e Lamezia Terme, elettrificato e servito da treni moderni e puliti, perché pendolari, turisti e tutti quelli che devono raggiungere l’aeroporto non si mettano a ridere se qualcuno gli propone di lasciare l’auto a casa.

Da un rinforzo dei collegamenti tra il Tirreno e lo Jonio, tra Paola e Sibari, e tra Catanzaro e il mare.

Ma anche da una battaglia per avere nella nostra Regione la vera alta velocità, perché l’Italia non può finire a Salerno, e collegamenti aerei degni di questo nome, con due punti fermi: prezzi accessibili e voli frequenti.

Per gli autobus, beh che dire… servono mezzi nuovi, ecologici e soprattutto ci vuole il coraggio di ripensare l’organizzazione del servizio.

Sì, perché oggi per assicurare rendite di posizione, tanto vecchie quanto ingiuste, si buttano a mare i servizi per i cittadini.

Ci pensate che a Cosenza e a Rende, che sono ormai una sola città, il trasporto pubblico non è unitario? E che a Lamezia, poi, il trasporto pubblico quasi non c’è, affidato a una multiservizi che di tutto si occupa tranne che di autobus..

Sul lato del trasporto aereo, sarebbe forse opportuno rivendicare per l’aeroporto di Lamezia il 4 hub internazionale ( dopo Venezia, Malpensa e Fiumicino) considerata la posizione di presidio delle rotte per il Mediterraneo.

Tale scelta rafforzerebbe il ruolo delle strutture aeroportuali di Crotone e Reggio Calabria proprio come snodi a supporto dell’hub.

Deve nascere una nuova stagione poggiata su grandi progetti tematici territoriali e sulla finanza di progetto

Sia chiaro a tutti. Se continuiamo a pensare alla Calabria come sommatoria di programmi emergenziali non andremo mai avanti.

Occorre avere il coraggio di puntare su grandi progetti tematici capaci di fare la differenza sui singoli territori. Non è vero che manchino le risorse finanziarie. Le risorse ci sono: solo che le restituiamo al Nord e ai partner europei perché non le spendiamo o le utilizziamo male e in parte.

Usciamo finalmente dalla retorica paralizzante della povertà

A Cosenza ho dimostrato che opere importanti come il Ponte di Calatrava e il Planetario, che le precedenti amministrazioni avevano nascosto nei cassetti perché non c’erano i soldi, sono improvvisamente diventate cantieri prima e opere consegnate alla cittadinanza subito dopo.

Lo stesso deve accadere per la Regione Calabria.

Iniziando dalla costituzione di un fondo per lo sviluppo della finanza di progetto e sviluppando altre forme di partenariato pubblico-privato.

Attraverso la Fincalabra sarà costituito un fondo finalizzato a sostenere lo sviluppo degli investimenti pubblici utilizzando tecniche di finanziamento degli investimenti anche attraverso il ricorso al partenariato pubblico privato.

Pensiamo alla realizzazione degli Stadi piuttosto che ai porti turistici.

L’obiettivo è quello di supportare i comuni, impegnati in progetti di rigenerazione urbana e di valorizzazione del patrimonio immobiliare, attraverso il coinvolgimento di altri soggetti istituzionali e operatori privati.

Stesso discorso per le imprese private che necessitano di innovazione per aprirsi ai mercati.

E’ necessario immettere liquidità – con i fondi di rotazione e interventi di private equity da parte della società finanziaria regionale – per consentire alle imprese di puntare su consolidamento delle dimensioni, mitigazione dell’assenza di credito e finanziamento dell’innovazione.

All’interno di questo quadro, la mia idea è che occorra recuperare il ruolo di soggetto attuatore di misure europee che alcune società in-house della Regione avevano sperimentato con successo qualche anno fa e poi, chissà perché, sparite dalla strategia regionale.

E poi, consentitemelo, occorrono azioni di tutela dei prodotti calabresi.

Non amo le derive localistiche e le economie chiuse ma che in un Ospedale calabrese si consumino mozzarelle tedesche mi fa prima ridere e poi arrabbiare.

Forse un ComproCalabria inteso come promozione di modelli di consumo delle eccellenze locali dobbiamo avere la dignità di immaginarlo.

Nessun protezionismo regionale, ci mancherebbe altro.

Ma un sano orientamento al rispetto del lavoro dei calabresi mi sembra DOVEROSO.”

Calabria teatro di eventi

“Dobbiamo anche dare vita ad una grande stagione culturale e progettuale per rilanciare agli occhi del mondo la vitalità della Calabria.

Immagino una Calabria teatro all’aperto di eventi e di bellezza storica, naturalistica, paesaggistica, culturale.

La nostra regione sarà un palcoscenico di eventi, istallazioni, nelle città e nei centri più piccoli.

Una regione dove si produrrà arte ad uso regionale, turistico.

Avremo delle pietre miliari simbolo così come lo è per la Sicilia ad esempio Taormina, oppure Pompei in Campania, Melpignano in Puglia, l’area del Barolo in Piemonte, o ancora le vette delle Dolomiti per la montagna.

Città d’arte e borghi antichi ognuno con la sua vocazione, daremo forza alle grandi feste padronali e secolari innovandole con l’aiuto di esperti e registi. Saranno grandi appuntamenti che rafforzeranno l’identità locale ma anche appuntamenti per un più ampio pubblico di turisti.

Rafforzeremo il sistema dei musei e dei teatri che si tramuteranno da luoghi della programmazione a luoghi della produzione dando sostegno ai comuni favorendone una nuova natura giudica e organizzativa capace di metterli a confronto con le

Strutture nazionali ed europee (museo egizio di Torino, Maxxi, il Pecci ecc.).

Rigenereremo questi luoghi della cultura che hanno necessità di entrare in un più ampio mercato culturale e turistico e solo attraverso una riorganizzazione, l’apporto di competenze, il supporto della tecnologia potranno dire la loro.

Ciò favorirà l’ingresso di giovani formati e competenti.

Finiremo quello che da anni viene definito il “non finito” calabrese attraverso il riuso di alcuni luoghi simbolo di degrado molto spesso in prossimità di aree e luoghi di interesse storico culturale e paesaggistico. Ciò è possibile attraverso l’architettura, l’arte contemporanea, azionando concorsi di idee e collaborazioni per trasformare queste realtà in modelli di opportunità.”

Conclusioni

“Io voglio da subito incontrare le forze sociali, i cittadini, i partiti sui loro territori e decidere su cosa fare.

Non voglio imporre progetti, voglio proporre un metodo.

Basta con i tavoli di concertazione dove a tracimare sono le parole e i memorandum. Dobbiamo guardarci negli occhi sui territori, non alla Cittadella, e insieme decidere su quali opere strategiche concentrarci.

E subito farne progetti con tanto di attori, risorse, finanza di progetto, tempi, controlli e collaudi finali.

La politica si fa nei Comuni, con i Comuni, con chi il territorio lo conosce, lo vive e lo ama soprattutto.

Certo ho le mie idee sui progetti possibili e con voi le discuteremo.

Ma il Governatore della Calabria deve uscire dall’equivoco dell’uomo solo al comando.

La Regione nei suoi anni di storia ha dimostrato DI NON ESSERE capace di gestire. Non è nata per gestire, non ha uomini e competenze per farlo. E la politica deve capirlo, deve rassegnarsi.

Lo sviluppo locale è fatto dalle imprese, dai Sindaci, dalle associazioni, dai cittadini non dai dirigenti della Regione che aspettano l’agenda delle priorità dagli assessori .

Questa strada ci ha portato al disastro. Ed è inutile negarlo. Siamo al disastro.

Siamo stati commissariati da tutti e da tutto.

Dal Governo e dalla Magistratura.

Dall’Europa e dalla ndrangheta.

Ma soprattutto dai nostri figli che preferiscono andarsene invece di costruire qui il loro futuro.

E’ a loro che dobbiamo pensare.

Non ai voti ruffiani, collusi e inquinati dalla criminalità organizzata per essere riconfermati o eletti.

La svolta è dietro l’angolo. Insieme si può.

Questo sarà il Mario Occhiuto Governatore, se la Calabria mi onorerà di assegnarmene il ruolo.

Un sindaco della calabria, il governatore dei cittadini per un nuovo orgoglio calabrese.

È LA SVOLTA BUONA

W i calabresi W la Calabria”